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Shisei [Cultura marziale nell'associazione Shisei]
3 settembre 2009
Aikido e giovani

Per il secondo anno si assegneranno borse di studio per la frequentazione al corso di Aikido adulti. Scopo è favorire la pratica dei giovani, premiarne la passione e partecipazione. Costituisce un impegno della associazione per la promozione della disciplina Aikido verso i giovani.




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1 settembre 2009
Inizia la nuova stagione!!!!

Si parte!!!!



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22 giugno 2009
Dan: in occasione dei passaggi di grado Aikido e Naginata


Pubblico un estratto dal libro “Lo spirito delle arti marziali” - Dave Lowe - Oscar Mondator

Nino


«Scolpire gradini su per la montagna» è il significato letterale del kanji usato per esprimere il concetto di dan.

 

Per i bugeisha dimaggior esperienza si tratta del termine ideale per descrivere i progressifatti. E in effetti è proprio così. Nelle forme moderne di arti bugei che riconoscono il grado diavanzamento nell'abilità con il conferimento di cinture nere, tali gradi sononoti secondo un sistema numerico: shodan, nidan,sandan, e via dicendo.

 

Tuttavia, sebbene un esame del kanii possa condurre a unapiù profonda comprensione, esso può anche fuorviare e causare un'irrequietezzache porta a deviare dal cammino.

 

Quando il praticante inizia il viaggio in un'arte bugei,capiscedi essersi inoltrato in un territorio piuttosto sconcertante. Niente gli è familiare. Procede seguendo le istruzionidel maestro e, a poco a poco, gli appaiono i contorni del paesaggio. Il bugeisha individua una direzione. In termini di tecnica, egli vedeil suo maestro come un campione, un modello a cui si sforza di adattarsi, elavora per realizzare questo scopo. Sale sempre di più verso la sommità dellamontagna. Mentre compie questo percorso può raggiungere alcune vette ed esserepremiato con gradi e promozioni, e si può fermare a guardare indietro i gradiniche ha scolpito, misurando i progressi fatti.

 

Una volta raggiunta la sommitàche ha individuato come obiettivo, il bugeisha viaggiatore si meraviglia nello scoprire qualcosa dicompletamente diverso. A volte sarà una parola del suo maestro, più spesso unalezione impartitagli dall'esempio fisico del suo insegnante. In entrambi icasi, il bugeisha si trova improvvisamente di fronte al fatto che ciò che riteneva essere laperfezione della tecnica è in realtà solo un' «introduzione» a essa. Una visione completamentedifferente si apre davanti ai suoi occhi.

Quella che gli sembravala destinazione a cui arrivare diventa un semplice passo di montagna che gliconsente la visione di un nuovo panorama degno di essere esplorato.

Dietro il momentaneoaffinamento della sua arte, il bugeisha scopre luoghi che al momento e nel luogo opportuno locondurranno ad altre regioni.

 

E così,soffermandosi un attimo quando riceve un nuovodan, il bugeisha può indulgere nell'opportunità che gli vieneofferta per guardarsi indietro e riflettere sui progressi fatti. Può contemplarela collina che ha appena scalato, ma dev'essere pronto a distogliere lo sguardodal picco che ha appena raggiunto e prepararsi a scalare la cima che è improvvisamentespuntata davanti ai suoi occhi.





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25 marzo 2009
Naginata: piccolo report


Eccomi qui, dopo un week-end passato all'insegna della naginata a Parigi! Questa volta si è trattato della Technical Cup Simone Charton, un torneo esclusivamente di engi, i "kata" che studiamo nella naginata.
La shisei era presente grazie anche a Julien Teodori, nuovo talentuoso acquisto del gruppo naginata e al giovane Lele, che è ormai un mito. Senza contare la presenza di Roberta Cosmo, che ha tenuto alta la bandiera del dojo di Treviso.
Il seminario e la competizione ci hanno dato davvero tanto: ci hanno dato nuovi dettagli su cui lavorare nei prossimi mesi, tanti stimoli e tanta voglia di tornare a casa per ricominciare a lavorare più duramente di prima.
Nella prima competizione mi sono trovata in team con Hughes Jeangerard, uno dei francesi più forti in assoluto. Ci siamo comportati proprio bene, anche se, in finale, abbiamo dovuto fare i conti con la coppia formata da Loic e Dominique. Davvero magnifici tutti. Hanno vinto i migliori, anche se come prima grande uscita ufficiale mi ritengo più che soddisfatta... Ma la prossima... ci sto già pensando!
Nella seconda competizione, formata da coppie tirate a sorte, ho trovato un altro grande compagno di pratica: Dominique. Anche con lui praticare è stato un piacere. 
Ricordo che Dominique è stato il primo compagno che abbia avuto ad un seminario di naginata in Francia. Mi sembra ieri, invece sono già passati circa 4-5 anni. Ero a Limoges per il mio primo esame di naginata e viste tutte le correzioni che mi erano state fatte durante il week end ero demoralizzata, triste e intenzionata a mollare prima di dare l'esame. Dominique mi ha letteralmente preso per mano e aiutato a ripassare le tecniche da portare all'esame. Mi ha rincuorato e permesso di sostenere al meglio la mia prova. Essere lì, insieme a lui, a battermi una pool dopo l'altra, fino ai primi posti è stato magnifico. Un bel regalo per me e, spero, un bel ringraziamento per lui.
Lele e Julien hanno combattuto con tutte le loro forze e penso che tutti i membri Shisei possano ritenersi orgogliosi di come hanno portato la nostra bandiera... hanno ricevuto complimenti da tutti e la rassicurazione che la via che stiamo seguendo è quella giusta. Possiamo ben confidare che presto anche loro avranno i risultati meritati.
Da ultimo non posso non parlare di tutto ciò che è andato oltre alla sola pratica della naginata, agli allenamenti e alle competizioni: l'amicizia forte che ormai ci lega a praticanti di varie nazioni europee. Sabato sera la tavolata dei naginataka in una creperia di Parigi era formata da almeno 20 persone di almeno 4 nazioni diverse... e vi assicuro che non c'è stato nesusn problema di comunicazione. Si è respirato il vero piacere della pratica e di qualcosa che la trascende: si è sentito il piacere di essere noi, di essere ancora una volta tutti lì, tutti insieme, senza nazionalità, senza colore, senza differenze. Eravamo tutti lì, uniti da un'unica passione che ci ha fatto da motore. La naginata e la nostra amicizia. Una bella avventura.

Alessia



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22 marzo 2009
Technical Cup Simone Charton (Torneo Engi)
Dopo quello che è stato un grande stage tecnico di Naginata, Alessia conquista due Argenti, Lele si comporta benissimo raccogliendo complimenti da tutti e i praticanti italiani raccolgono altri risultati prestigiosi. Alessia ci racconterà!!!!



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9 marzo 2009
Campionati Italiani Kendo
Brillante prestazione di Simona Zamboni che si classifica terza nei Campionati italiani di Kendo svoltisi a Roma.

Brava!!!!!



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7 marzo 2009
Aikido giovani: stage

Ci sembrava importante ricordare un personaggio che per il nostro percorso di insegnanti di Aikido rivolto ai giovani è stato, ma è, in qualche modo ancora, fondamentale.

Grazie a Jean-Michel Merit abbiamo compreso quanto sia "facile" portare ai bambini una disciplina "difficile", quanto possa arricchire noi e i bambini in una relazione che in primo luogo è educativa.

Questo vuole essere un segno del ricordo e della riconoscenza che gli dobbiamo.

Nino 



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4 marzo 2009
Apettando Micheline a Genova!

Scaricate dal sito Shisei la locandina dello stage di Aikido


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23 dicembre 2008
Auguri a tutti i praticanti!
Buone feste e arriverci al 2009



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6 dicembre 2008
Magglingen 2
Che dire.... La squadra di jodo conquista il terzo posto... risultato storico e sarebbe bastata una bandierina per arrivare in finale....

Saimo veramente soddisfatti.



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5 dicembre 2008
Magglingen
 Ottimo. Dopo i pregevoli risultati nello iaido anche il jodo contribuisce al medagliera italiano ai campinati europei.
Un secondo posto nella categoria Mudan, Claudio che pratica nel dojo di Bari, due terzi posti nella categoria Sandan, Emanuele Covino (sempre Bari) ed il sottoscritto Nino. Infine il Fighting Spirit ad Antonio Ghigini di Brescia.

Per i dettagli ci vediamo al ritorno.

ciao a tutti

Nino   



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3 dicembre 2008
Danielle
 Quale occacione migliore per ritornare su questo blog se non questa... Danielle ha acquisito il 6° dan di iaido a Magglingen nella sesione di esami svoltasi dopo i campionati europei.


CONGRATULAZIONI..... da tutti i tutti i tuoi allievi



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25 giugno 2008
Forza Vico!!!!
 

In una giornata infausta, a causa di un incidente automobilistico, è stato coinvolto in un incidente serio una delle colonne della nostra Associazione. Tutti ci sentiamo vicini a Vico e gli auguriamo di riprendersi al più presto per ritrovarci sul tatami.

Le parole non bastano per dirti quanto ti siamo vicini!


Come se non bastasse anche Pino Calliano, altra colonna della Shisei, ha subito una frattura al piede sempre a causa di un incidente stradale...
Un arrivederci a presto e una dedica di pensieri per te...


Ciao e forza ragazzi!!!!
Nino



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30 aprile 2008
Intervista a Micheline Tissier Vaillant
Pubblico una intervista raccolta in occasione dello stage di genova che si svolgerà la prossima domenica. L'intervista è stata organizzata da Daniele Granone ed Emanuela Biraghi ed è raccolta da Lidia Treccani. l'intervista si trova anche a questo link: http://www.mentelocale.it/sport/contenuti/index_html/
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Micheline Tissier Vaillant è una delle massime esperte francesi di Aikido.

Il mondo specialistico delle arti marziali, le ha già ripetutamente tributato gli onori della cronaca e non vi è certo bisogno di questo contributo per esaltarne ulteriormente il valore tecnico.

Ma è al di fuori di quel settore che è interessante conoscere un personaggio così denso di qualità.

Come e perché un artista marziale, che comunemente viene assimilata al mondo degli sport da combattimento, può essere un messaggero di cultura e di civiltà?

Come e perché la più efficace forma di difesa personale, può essere trasformata in un’etica dei valori, in una pedagogia trasversale , che attraversa le età e le classi sociali?

Come e perché questa pedagogia diviene una risposta immediata e vincente al problema della sicurezza, inteso anche come costruzione della solidità dell’immagine di sé?

Chiediamolo direttamente a lei.

1)D:

Micheline Tissier Vaillant, sappiamo che lei, in Francia ha sviluppato una scuola di Aikido particolarmente rinomata per la serietà e l’intensità degli allenamenti; abbiamo visto i suoi combattimenti di difesa dal coltello nell’arena di Bercy e ci è percorso un brivido per la schiena,

come è arrivata a questo livello?

1)R:

essere rinomati, giungere alla notorietà nell’Aikido è spesso il riconoscimento di un valore tecnico, ma è anche l’attestazione di una specifica personalità complessiva, cosa per la quale occorre lavorare moltissimo.

Dalla più tenera infanzia, l’allenamento e il rigore fanno parte del mio quotidiano, prima di iniziare la pratica dell’Aikido facevo atletica, il mio allenatore era molto esigente e non mi lasciava altra scelta se non quella di impegnarmi ancora di più.

Dunque cominciare l’Aikido in Giappone non è stato facile ma ha rappresentato una continuità con la mia esperienza sportiva, dove già ero abituata al superamento dei mie limiti e a soffrire fisicamente per raggiungere lo scopo.

Il rigore che in seguito mi è stato domandato, soprattutto dal Maestro Christian Tissier, nella continuazione dei miei studi, mi ha permesso di raggiungere il livello attuale.

Perseveranza, lavoro, disciplina sono i segreti della mia pratica quotidiana e l’intensità degli stage che conduco un po’ ovunque è il risultato della mia esperienza.

Sono una delle rare donne a essere scesa nell’arena del festival di Bercy, alcuni degli addetti ai lavori, forse un po’ maliziosi, pensavano che ciò dipendesse dalla mia vicinanza con il maestro, ma in realtà io facevo parte di un equipe di atleti talmente leale ai valori sportivi della pratica, preparata e affiatata, da non dare la minima considerazione a certe maliziosità.

A questo proposito mi viene in mente che nessuno, fra gli organizzatori dello show mi chiese mai di visionare anticipatamente la mia performance, né tanto meno il maestro, che mi dimostrava la sua massima fiducia.

2) D:

a lei che è così abituata a dominare le aggressioni maschili, domandiamo:

cosa pensa di tutti questi episodi di violenza, spesso familiare, di cui la donna è vittima? Quale è la sua opinione sul modo di affrontare il problema da parte dei media? E soprattutto quale è il consiglio che si sente di dare alle donne?

2)R:

La violenza familiare è sempre da deplorare, non bisogna dimenticarsi che la donna è stata per troppi anni sotto la dominazione maschile e purtroppo in certi casi è ancora così. E’ chiaro che la pratica dell’Aikido consentirebbe alle donne di affrontare gli uomini fisicamente e psicologicamente. L’Aikido può essere una scuola di educazione del corpo e della mente, un mezzo che adempie alla sicurezza personale, ma tuttavia c’è bisogno anche di altri strumenti, come la prevenzione e la formazione.

Le donne oggetto di violenza familiare, vivono all’interno di un sistema chiuso culturalmente, da dove è molto difficile uscire.

3)D:

nonostante lei viva di una professione che è culturalmente maschile, incontrandola, si ha la sensazione che non abbia minimamente rinunciato alla sua indole, il suo aspetto estetico e i suoi modi rivelano una dolcezza che sembrerebbe a prima vista in contrasto con una attività fisica così intensa (in Aikido non vi sono né distinzioni di categorie né di peso e di sesso). Ci domandiamo allora :

Come ha fatto a mantenere la sua femminilità, concepita come integrità spirituale e fisica, ci corregga se abbiamo capito male, lavorando in un mondo cosi” maschilista”?

3)R:

è vero che quando mi domandano quale sia il mio mestiere, io rispondo: professore di ginnastica. Perché per esperienza quando dico quello che faccio realmente, le persone sembrano assai scettiche, questo perché sono rimasta”femmina”.

Quando sono vestita in borghese ( en femme) non si indovina il mio mestiere.

Si dice che l’Aikido permetta una perfetta padronanza di sé assicurando uno sviluppo armonioso del corp,o ma non solo: armonia , non aggressività, apertura di spirito, rispetto della vita

Le donne si riconoscono e si integrano molto bene in questi valori, perché allora volerle trasformare in uomini?La femminilità non è incompatibile con le arti marziali, le donne possono essere toniche, percussive e rapide senza perciò cambiare sesso.

4)D:

Sappiamo dalla sua biografia che ha due figli, un ragazzo e una ragazza.

Le chiediamo:

Come è riuscita a conciliare il ruolo di madre di famiglia con la sua professione?

Sarebbe contenta di vedere proseguire la sua carriera dai suoi figli? E in particolare da sua figlia?

Cosa consiglierebbe a una ragazza che volesse intraprendere la professione dell’Aikido?

4)R:

Il mio ruolo di madre è stato facilitato da una buona organizzazione famigliare.

Bisogna dire che nelle cure ai figli, ho potuto contare su l’aiuto dei nonni, della zia e della baby-sitter, tranne che nel periodo della gravidanza, dove ho dovuto interrompere la mia pratica.

I miei due figli praticano l’aikido come piacere. Se mia figlia mi domandasse di diventare professore di aikido , non mi sentirei all’altezza di occuparmene, perché mi sarebbe impossibile applicare la stessa disciplina e lo stesso rigore verso di lei, cosi’ come è stato fatto con me durante l’ apprendimento: io penso che la fibra materna non è compatibile con quello stile di insegnamento.

Per quanto riguarda le donne che vogliono diventare insegnanti di Aikido, la via è aperta perché le donne sono oggi riconosciute, ma bisogna che continuino in “irimi” (guardando avanti); senza preoccuparsi né trovare giustificazioni in una mentalità rinunciataria e stereotipata di una donna passiva .




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29 aprile 2008
35
Di ritorno dal consueto stage di Aikido a Parigi con il Maestro Tissier, uno stage che si sviluppa dal martedì alla domenica successiva, mi pare d’obbligo parlare di alcuni elementi che la mia attenzione ha colto e che mai come questa volta mi paiono i più interessanti da condividere in modo che divengano parte di una riflessione collettiva.

La cosa particolare è che, in questa riflessione, la parte squisitamente tecnica è la meno rilevante.

Altre, in effetti, sono le cose che mi hanno colpito: le circa 400 presenze, le 35 nazioni rappresentate sul tatami, il clima che si respirava nella pratica, infine il senso generale della proposta didattica (volutamente non dico tecnica).

In ordine: le 400 presenze sono ormai il segno di una costanza, sono almeno tre anni che il tatami di Vincennes (per chi non lo sapesse nella prima periferia di Parigi) vede crescere di anno in anno il numero di partecipanti a questo stage, la cosa di per se non è neppure particolarmente importante, la cosa che salta agli occhi è che i due terzi di questa presenza non è francese. Questo avviene non certo perchè i francesi snobbino l’appuntamento, piuttosto incide il fatto che uno stage sviluppato in un periodo che vede prevalere il lavoro piuttosto che l’aikido diventi naturale che siano le persone che si organizzano da “fuori” (gli stranieri) a valutare positivamente, irrinunciabile, l’opportunità di una occasione che si basa su 6 giornate di pratica con il Maestro.

Qui si inserisce la seconda considerazione: 35 nazioni rappresentate sul tatami. Dico subito due cose, il Maestro Tissier sempre più può essere considerato un ambasciatore dell’aikido, il Maestro Tissier sempre più può essere considerato un ambasciatore di pace.

Se la prima affermazione può essere facilmente comprensibile la seconda merita un approfondimento.

Nel fare questo devo riferirmi a quanto sopra definivo come clima nella pratica e di proposta didattica.

Molti dei praticanti che frequentano gli stage del Maestro Tissier, e questo stage in particolare, sono persone che si conoscono da lungo tempo, molto spesso insegnanti. Molti sono gli allievi di questi insegnanti.

In tutti, dopo tanto tempo e tanta pratica insieme, pare scomparsa ogni velleità di voler dimostrare qualcosa ad altri o a se stessi (invertirei facilmente questi due termini della questione). Ad una certa, anche naturale, tensione competitiva, si è totalmente sovrapposta il piacere della pratica tra persone che si conoscono, si apprezzano, si stimano reciprocamente vedendone e riconoscendosi nei frutti di una passione indirizzata alla pratica.

Ma questo primo elemento (indispensabile) non basta a definire l’azione del Maestro come indirizzata alla pace, ci vuole (e oggi ne percepisce la presenza chi conosce bene il percorso del Maestro) una azione didattica sempre più finalizzata a minimizzare gli aspetti di tensione che possono normalmente condizionare le tecniche.

Al di là della base (faro continuo di riferimento) esiste il campo dell’applicazione che si sviluppa senza indugiare nella ricerca del dolore (altrui) come prova di efficacia (propria) ma piuttosto in una attenzione a quanto realizza la possibilità di una soluzione tecnica considerando tutte, o comunque la maggior parte, delle situazioni naturali e probabili sfruttando la fisica piuttosto che la costrizione del fisico.

Mi rendo conto che non è possibile spiegare oltre senza essere in keikogi e su un tatami… ma è in questo ambiente, che vede i praticanti (allievi) e il Maestro che a mio modestissimo parere si esprime pienamente un azione indirizzata alla “pace”, una azione che mi rende partecipe dello spirito che animava O Sensei.

Nino




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3 aprile 2008
L’aikido per i giovani su rai 3 a "trebisonda" il 9 aprile
Due settimane orsono siamo stati contattati dalla redazione della trasmissione “Trebisonda” (Rai 3) per offrirci la possibilità di far conoscere la disciplina Aikido praticata dai giovani. Ovviamente abbiamo accettato con entusiasmo e i giovani praticanti della Shisei hanno partecipato, ieri, alle riprese per montare un video che verrà trasmesso da Rai 3 mercoledì 9 aprile dalle 15 circa insieme ad un intervento in studio e in diretta di alcuni dei praticanti.

Ieri 30 ragazzi, dai 7 ai 14 anni, cioè i partecipanti dei due corsi che svolgiamo nella palestra Massari, per due ore si sono cimentati nell’esperienza faticosa di esprimersi nella pratica di fronte ad una telecamera.

E’ stata una giornata decisamente intensa, due ore ininterrotte di pratica, di concentrazione praticamente totale da parte dei ragazzi che hanno veramente dato il meglio in quanto a energia profusa.

Ora ci aspetta la diretta del 9 aprile con l’intervento in studio, e mi auguro vivamente che questa esperienza sia un piccolo passo nella direzione della promozione dell’Aikido ai giovani.

Ringrazio tutti quanti stanno collaborando a questo scopo, i ragazzi, i loro genitori, Rodrigo e Danilo che mi hanno supportato nella gestione della lezione in massari e, in modo particolare, Valeria, Fabio e Emiliano della Rai che hanno condiviso una giornata, per noi, speciale.




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12 febbraio 2008
Il senso della competizione nello iaido
Il 5 febbraio 2007 commentavo i risultati dei campionati italiani di Iaido e a distanza di un anno, prima di fare la stessa cosa, mi sono riletto quanto, allora, avevo scritto.

Non mi ha sorpreso il fatto che una riflessione un po’ più ampia del puro risultato mi fosse stata evocata dall’occasione.

Così oggi, i miei pensieri vanno al di là dei risultati e ruotano sul senso più ampio dei motivi che mi/ci spingono a provare l’esperienza della competizione nello iaido.

Parto dal fondo… i risultati… Anche questo anno possiamo dire che Torino da mostra di sé, è innegabile. Due le considerazioni conseguenti: a) l’attività di promozione della disciplina raccoglie risultati, b) i campionati vengono visti e vissuti come una occasione di pratica e di verifica (personale) della stessa.

In secondo luogo è innegabile che la qualità tecnica espressa è riconducibile a chi materialmente, in questi anni, si è dedicato a far sì che il proprio sapere fosse il frutto dei contributi raccolti negli stage di tutta europa. Parlo delle nostra insegnante Danielle e di Claudio che con passione, sacrificio e generosità acquisiscono e restituiscono a tutti noi saperi ed esperienze.

Una prima riflessione è d’obbligo: è grazie a questo specifico fatto che possiamo permetterci di dare alla nostra pratica un respiro più ampio, che esce dalle mura del dojo… non tanto per poter/dover vantare una capacità differente (meno che mai superiore) ma piuttosto per poter sentirsi parte di una famiglia più ampia di praticanti, capace di colloquiare. Di mettersi in relazione. Di essere eguali insomma.

Arrivo, ora, al punto centrale di questo intervento, che prolunga la riflessione avviata lo scorso anno.

Cosa rappresenta l’agonismo in una disciplina del budo giapponese? Rispetto a quanto dicevo lo scorso anno non si modifica un dato, quello per cui non esiste una risposta esaustiva, ma ognuno di noi cerca e trova un significato differente su cui motivare il proprio agire e interpretare i risultati.

Ma almeno una cosa penso di poter dire sia sufficientemente universale.

Parlo della capacità/volontà di sottoporsi a dei giudizi.

Questi giudizi attengono a tre possibili differenti attori. Gli arbitri, coloro che ci osservano nel momento della competizione, noi stessi.

L’arbitro, il giudice primo, analizza la nostra pratica e la rapporta a quella di un compagno che inseme a noi, in quel specifico momento, ci è avversario. Due modi di esprimersi sono messi a confronto e il risultato riguarda la capacità di essere immersi in quello che si sta producendo. “Misurarsi” è stabilire entro quali confini possiamo riconoscerci, è la possibilità di comprendere a quale punto è la nostra pratica in rapporto ad un’altro giudicato insieme a noi. Ma non solo, è anche comprendere qualcosa di noi in rapporto all’opinione che dell’altro (il nostro avversario) noi stessi abbiamo.

Coloro che ci osservano: sono i nostri compagni di pratica, poi gli amici e infine coloro che amici non sono. Offrirsi al giudizio di questa comunità è una prova, nel senso del mettersi in gioco, nel mostrarsi per come si è di fronte ad un momento che offre poche via di fuga. Questo giudizio non è meno importante del primo.

Noi stessi: il giudizio che ha le possibilità di essere il più severo, il meno indulgente. Sintesi di quanto sappiamo “aver fatto” con la qualità risultante da questo “fare”.

Ma non finisce qui, oltre a tutto questo esiste un altro elemento che entra in gioco: la capacità di fare a meno degli alibi… gli arbitri non capiscono, gli altri sono faziosi, noi stessi non eravamo in piena salute…

Tutto questo (e altro) fa parte della ricchezza della competizione nello Iaido.




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11 febbraio 2008
Un intenso fine settimana
Sabato: campionati italiano di Iaido
Domenica: stage di Aikido diretto da MIcheline Tissier Vaillant

in breve due appuntamenti che ci hanno visto coinvolti come associazione e altrettanto in breve due appuntamenti che ci hanno dato motivo di soddisfazione.

Mi riprometto di approfondire il discorso sui campionati in secondo tempo e mi limito ai risultati... pregevoli per torino nel suo complesso e importanti per la Shisei.
Oltre ad un sempre importante Fighting Spirit per Laura (sandan) registriamo il secondo posto di Giorgio nella categoria Yondan dietro a Claudio, da anni dominatore assoluto. Segnalo, poi, anche il mio personale secondo posto nella categoria Godan.

Ribadisco che più in generale sui campionati interverrò nuovamente poichè riengo importante dedicarvi un pensiero più approfondito.

Arrivando allo stage domenicale, e volendo restare nella sintesi, posso dire che è stato uno stage ottimamente condotto, fonte di continue sollecitazioni fisiche e di pensiero non solo tecnico.
Su tutto prevale il clima di comunione, amicizia.
Ormai, si può ben dire, il "piacere della pratica" ha trovato modo di esprimersi pienamente, le persone che intervengono lo fanno nel nome di un autentico voler stare insieme, lavorare e impegnarsi senza tensioni, non per "vedere cose nuove" ma per trovare altre relazioni.
Questo forse produce eventi numericamente importanti (nello specifico 46 persone) ma non imponenti ma probabilmente è così che può essere permettendo un rapporto più coinvolgente tra persone che condividono la stessa passione.
L'appuntamento stage probabilmente si sta modificando nel suo modo d'essere e nella capacità di coinvolgere di per sè, oggi si sostiene di altro che non è il sapere tecnico e, in fondo, probabilmente si tratta di un ritorno allo spirtito delle origini.
Penso che anche in questo caso ritornerò sul tema, per cercare di far capire come si possa vivere un appuntamento come quello di ieri: un qualcosa di più.
Grazie Mimì.

nino



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8 febbraio 2008
Eleganza
Nei miei giri sui blog di aikido mi sono imbattuto nell'articolo che segue. L'autore si chiama Luca Sartori, praticante di Ravenna. questo il link: http://www.lucasartoni.com/category/aikido
Buona lettura.
Nino


L’eleganza è quella cosa che distingue qualcosa di bello da qualcosa di brutto. Rende leggere le cose pesanti e semplici le cose complicate.

Qualcosa di elegante non ha niente di superfluo e non manca di particolari fondamentali.

Eleganza nel vestire

L’abbigliamento di un aikidoka è composto da 4 elementi fondamentali: keikogi, cintura, hakama, eleganza nel metterli insieme.

Il keikogi è di cotone pesante ed è composto da pantaloni e casacca bianchi. Lo si veste per primo ed è la parte dell’uniforme che un praticante non cambierà mai durante la sua carriera. Dovrebbe essere sempre pulito e candido. Subendo molte sollecitazioni, a lungo andare potrebbe avere degli strappi. Sono il simbolo dell’uso e della passione del suo utilizzatore, pertanto alcuni di essi vengono sfoggiati con soddisfazione. Durante le cerimonie e le manifestazioni, è buon norma usare un keikogi particolarmente nuovo e stirato come simbolo del rispetto verso chi partecipa all’evento.

La cintura varia di colore in base al grado raggiunto dal praticante. La tradizione ammette solo due colori: il bianco che simboleggia la fase di preparazione e il nero per chi, invece, ha raggiunto l’ammissione alla scuola in cui pratica. Per una convenzione, in modo da separare in modo più preciso i praticanti, alcune scuole utilizzano diversi colori, esattamente con le scuole di karate. I colori normalmente utilizzati, partendo dal grado più basso, sono: bianco, giallo, arancione, verde, blu, marrone. La cintura nera continua a rappresentare l’ammissione nella scuola pertanto non va mai interpretata come un punto di arrivo, bensì un punto di partenza nello studio dell’arte.

L’hakama è un pantalone di colore blu o nero, piuttosto ampio, che si veste sopra il keikogi e la cintura. Proviene dalla tradizione samurai e ha lo scopo di nascodere i piedi all’avversario. Durante la pratica della spada, i piedi sono un ottimo indicatore delle intenzioni del guerriero, pertanto nascondendoli si impedisce di rendere prevedibili le proprie mosse.
L’hakama necessita una cura accurata per via della sua forma, dotata di pieghe nel tessuto. Alla fine di ogni sessione di pratica, l’aikidoka, spende una decina di minuti per ripiegarla correttamente.
L’uso dell’hakama viene concesso da parte del maestro al raggiungimento di un buon livello di pratica. Per le cinture nere, diviene d’obbligo indossare l’hakama durante la pratica

La completa vestizione della divisa impegna circa dieci, quindici minuti. Ogni laccio deve essere allacciato correttamente e i nodi dovranno essere stretti al punto giusto. Inoltre l’hakama richiede la realizzazione di speciali nodi per essere indossata nel migliore dei modi durante la pratica.

Eleganza nel movimento

Ogni movimento nell’aikido, ha un significato. Tutti i movimenti inutili al compimento di una tecnica devono essere evitati. Per raggiungere una determinata posizione si sceglie sempre il modo più efficace, senza perdere tempo o compiere fatiche inutili. Quando ci si sposta sul tatami si usa il minor numero di passi necessario.

Un aikidoka deve avere movimenti eleganti e belli da vedere. Se questo avviene, con buona probabilità la sua tecnica sarà di buon livello. Se invece non stimola queste sensazioni nello spettatore, allora si può essere certi della suo scarso livello tecnico.

Eleganza nel comportamento

Un aikidoka sa sempre cosa deve fare quando si trova sul tatami. Normalmente questa consapevolezza viene concretizzata nel silezio che contraddistingue la pratica efficiente. Non è mai il caso di parlare di quello che si sta facendo. Meglio concentrarsi sul farlo nel modo migliore. Per questa ragione, l’unico che parla durante le lezioni è il maestro. Questo privilegio lo carica di grande responsabilità, perchè ogni cosa che verrà detta resterà impressa nel praticante e ne influenzerà la pratica successiva.

Un aikidoka sa sempre quando è il suo turno di eseguire una tecnica e quando invece deve subirla. Non perda mai tempo, quando si trova sul tatami e ha grandissimo rispetto verso tutto quello che lo circonda.




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7 febbraio 2008
Dal sito di claudio
Ultimamente non ho avuto molto modo di scrivere su questo blog... poco tempo per mettere a fuoco idee e concretizzarle in uno scritto, allora attingo ad un intervento che Claudio ha inserito nel suo blog. Un intervento che, ovviamente, mi piace.
nino

"Tratta sempre con rispetto il Maestro, in conformità alla corretta etichetta giapponese, e una volta intrapresa questa Via mantienila per sviluppare un budo sempre migliore sia come essere umano sia come via della tecnica, della mente, dello spirito. E non dimenticare, se qualcuno ti dice “wow sei bravo”, allora rispondi di no, “no non sono ancora così bravo”. Mostra che c’è sempre una flessibile disponibilità di crescere nel budo. E non curarti di come le altre persone utilizzano il loro tempo, usa il tuo tempo in modo efficiente ed allenati con intelligenza e pratica ciò che il Maestro ci mostra e tieni sempre a mente che gli anni porteranno esperienza e capacità e la vera capacità non si dimostra direttamente
durante le gare o le dimostrazioni ma nel dojo durante l’allenamento e attraverso l’attenzione a che i nostri studenti migliorino. Lascia da parte chi pensa solo all’effimero successo portato ad esempio da una gara. Pensa con semplicità e riguardo a furikaburi e kirioroshi, pensa che sono un movimento ma non lo stesso movimento così da mostrare la
differenza nel movimento mentre compi un solo movimento."

http://www.sakura.ilcannocchiale.it/



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15 ottobre 2007
Jodo: stage nazionale
 

8° Stage Nazionale Jodo

Calcinato (Brescia) ha ospitato l’ottavo stage nazionale Cik di Jodo condotto e guidato dal Maestro Mitsuo SHIIYA Hanshi 8° dan (61 anni). La delegazione era completata dai maestri: Fumio TSUBAKI 7° dan Kyoshi, Mitsuo MORII 7° dan Kyoshi, Jock HOPSON 7° dan Kyoshi, Chris BUXTON 6° dan e Kayoko MORII 5° dan.

Come sempre, in queste occasioni, si sono allenati i kyon e i kata del Seitei Jodo e ci si è potuti soffermare più in profondità su quanto costituisce l’essenza di questi lavori. Sempre più si percepisce l’intenzione dei Maestri di sviluppare una pratica potente ma rilassata, attenta ai minimi dettagli che contribuiscono a rendere i gesti più concreti anche dal punto di vista biomeccanico.

La sensazione generale è che lo sviluppo attuale del jodo vede una grande uniformità di proposta in virtù di una riflessione condivisa su obiettivi e metodi tra quanti costituiscono la leadership tecnica del Jodo anche se il nostro livello di pratica non ci permette, a volte di comprenderlo in pieno, non cogliendo in pieno il fatto che l’interpretazione di un gesto non crea differenziazioni di merito. Vale un esempio che cito spesso con la musica classica: la nona sinfonia di Beethoven rimane sempre la stessa al di là del Maestro che dirige una sua interpretazione. Tutte le note sono lì al loro posto.

Come spesso accade nelle discipline che studiamo; si tratta di cogliere i principi che uniscono piuttosto che gli elementi soggettivi imprescindibili dagli individui.

Sono seguiti gli esami di grado, positivi nel loro esito. Molto “sentito” il discorso a commento agli esami del maestro Shiiya che ha voluto sottolineare l’importanza della promozione della disciplina a cui ogni singolo praticante è chiamato, quasi a voler dire che senza una azione che operi per diffondere la disciplina il senso stesso del grado cambia valore.

Faccio i complimenti a tutti coloro che si allenano con me, esaminati e partecipanti, per il lavoro svolto in questo fine settimana, promuovo il nostro sito www.shisei.it per gli aggiornamenti dei passaggi di grado.

Nino


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10 ottobre 2007
Aikido pro Birmania
 

I recenti eventi birmani, vivi nella cronaca, hanno mobilitato la sensibilità di persone in tutto il mondo.

Siamo convinti che anche il mondo delle discipline marziali non possa rimanere senza una espressione di solidarietà nei confronti di chiunque viva una situazione di mancanza di libertà.

Per questo motivo alcuni dojo italiani hanno organizzato un evento che rappresenti un ponte ideale tra mondi differenti ma che devono dialogare.

Il ricavato dell’evento sarà totalmente devoluto ai rappresentanti della associazione onlus “Aiutare senza confini”

Per la SHISEI di Torino questi gli orari:

domenica 14 ottobre

Conduzione a cura della

direzione didattica

Shisei

Luogo svolgimento

Palestra Massari

Via Massari114 Torino

Orario

10.00 / 12.00

Quota 10 euro

organizzazione generale: progettoaiki




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11 settembre 2007
naginata: mondiali
 

Alessia, Gaia, Laura e Lorenzo sono tornati dalla loro avventura a Bruxelles, sperando in un loro commento per il momento inserisco il report apparso sul sito cik.

Un commento però lo faccio… da quando abbiamo cominciato come associazione l’avventura della naginata, è la prima volta che possiamo definirci soddisfatti, un pezzo del percorso è dietro le spalle, ora si tratta di proseguire pensando a coinvolgere altri potenziali praticanti poiché per lo sviluppo della disciplina è fattore indispensabile. Solo così può continuare a crescere anche la qualità del lavoro. Quantità e qualità sono caratteristiche tra loro correlate (non è difficile comprenderlo) e permettono a tutti, pur nella differenziazione dei livelli, di trovare la prima delle condizioni della pratica: il piacere di praticare.

Potrei fare una considerazione più generale su un atteggiamento che assolutamente non è compatibile con lo sviluppo di una disciplina, ovvero la tentazione elitaria, quella di coltivare la qualità per la qualità accontentandosi di essere pochi, puri e duri. Bene, questa non è qualità. Qualità è essere protagonisti di una comunità più ampia fatta di altri e differenti protagonisti, dal neofita all’alto grado, da chi ha scelto di fare della disciplina il centro della propria azione a chi semplicemente trova un divertimento più limitato nel tempo o nell’impegno. Chi giudica da se qualitativamente il proprio lavoro e su questo valuta il lavoro degli altri di norma non ha neppure una grande qualità, se non quella immaginaria del proprio enorme ego.

Questi sono coloro che devono guardare sempre a chi lavora con onestà, pazienza e passione come soggetti di critica, possibilmente diffamandoli perché ne va della loro sopravvivenza: non essendo in grado di costruire nulla devono attingere al lavoro degli altri.

Ovviamente questo è un discorso generale, anche in Aikido questo è accaduto negli anni, ad opera di personaggi discutibili… la storia li ha dimenticati.

Ma torniamo alla soddisfazione, moderata, ma soddisfazione autentica, consapevoli del lavoro che ci aspetta e al comunicato Cik.

Nino



“La CIK ha ultimato ufficialmente il suo percorso per ottenere il massimo riconoscimento internazionale nella Naginata, diventando, dopo essere già stata accettata l'anno passato nell'ENF (European Naginata Federation) membro temporaneo INF (International Naginata Federation). La nostra nazionale ha quindi preso parte, il 2 settembre, al Friendship Tournament che si è tenuto il giorno dopo i campionati ufficiali riportando dei risultati davvero sorprendenti: fra le donne (36 partecipanti) Castelli ha ottenuto uno spettacolare (è il caso di dirlo) piazzamento ai quarti di finale perdendo solo con la fortissima Sato (JP) che ha poi vinto il torneo e Cerchia è giunta fino agli ottavi battendo nettamente le sue avversarie, per poi fermarsi contro la Chinen (JP). Gasco, Virtute e Bossoli hanno saputo mostrare una determinazione degna di un team nazionale già esperto. Stesso discorso per i ragazzi, che hanno raggiunto in due gli ottavi di finale (Latella e Malavasi), fermati tutti da competitori molto più esperti. Teniamo a sottilineare che quasi tutte le nazioni hanno partecipato al Friendship con i loro migliori atleti del campionato ufficiale. Un particolare ringraziamento ad Umberto Bino, il nostro coach, che è stato accanto alla nazionale con attenzione e cuore, aiutandoli a smorzare le tensioni tipiche di un gruppo nuovo ed inesperto e raccogliendo i complimenti sinceri di tutta la dirigenza internazionale per i risultati conseguiti dalla CIK nello sviluppo della Naginata in Italia.”




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30 agosto 2007
Agosto e la pratica dell'aikido
 

28 luglio: l'arrivo

Ed eccoci arrivati a Roquebrune, posso dirlo, siamo finalmente in vacanza... Si, è vero, da domani si parte con lo stage ma il clima che vivo è quello della situazione fuori dall'ordinario, rappresenta, per me, il riposo della mente è poco importa se il fisico lavora e si stanca.

Qui nel solito campeggio del “mulin des iscles” siamo già in sei della Shisei: oltre ad Alessia ed io ci sono

luca, Sara, Elisa e Massimo (bovomen) con la famiglia... E a proposito della famiglia di massimo mi chiedo se la giovane Beatrice avrà sufficiente curiosità per arrivare a cimentarsi nello stage... Nel caso sarebbe la mia allieva più giovane su un tatami in occasione di uno stage del mio Maestro. Inutile dire che la cosa sarebbe per me significativa.

Il campeggio pullula di aikidoisti, Christian e Monica da Torino, Marco e Carine da Roma... Poi gli amici francesi... e siamo solo all'inizio... Domani sul tappeto.

29 luglio: un mondo si incontra
Prima mattina di stage. Avvicinandoci al dojo si incontrano i primi volti noti e la riflessione sorge spontanea: vi è un piacere nel ritrovare, per l'ennesima volta, persone note. Sempre più si fa strada l'idea che in primo luogo molti sono qui per ritrovarsi, per il puro piacere della pratica e in virtù di una maturità generale che mi porta a osservare che non vi è ansia, da parte di nessuno, di dover dimostrare niente a nessuno.

Entrati nella sala si comincia a salutare un bel po' di gente, come sempre il colpo d'occhio è notevole siamo in molti e altri devono arrivare. Incontriamo altri italiani, da Genova, Sarzana e ancora qualche torinese... E poi i colleghi tedeschi oltre ai padroni di casa. Un clima caldo, e non solo per la temperatura.

Poi si comincia, la sensazione di avere la possibilità di 'fare'... Non tanto per le tecniche da eseguire ma piuttosto per l'occasione che ci si da di poter praticare... In fondo l'unica cosa che conta.

Pomeriggio
Calore... Erano due o tre anni che il gran caldo ci risparmiava, questo minaccia di essere nuovamente un anno di grandi sudate e fatiche esagerate... Ma questo è il gioco. Nel frattempo ecco arrivare altri italiani allo stage e nel nostro campeggio Francesco, Federica e Simone. Domani, anche per loro, la condivisione delle fatiche comuni... Siamo qui per questo e per stare insieme.

30 luglio: riflessioni comuni
Parlando tra noi ci si accorge che la sensazione di provare un piacere particolare nell'essere qui è ampiamente condiviso, pare addirittura condizionare il modo di praticare, certamente meno fisico ( il caldo ha la sua parte di responsabilità) e più attento, più espressione della ricerca all'interno del territorio che il Maestro Tissier ci costruisce.

Lui passa in giro ed è prodigo di attenzioni e di suggerimenti per ogni livello di pratica. Mi passa vicino e con quella sottile ironia che lo contraddistingue mi dice "sai tutto". Mi viene naturale rispondere che è per questo che ora vengo... Per trovare il maestro. E la mattina, poi il pomeriggio, continuano così.

31 luglio: terzo giorno
Questo è il giorno che si aspetta, il giorno in cui la fatica e la mancanza di allenamento reclamano il loro dazio, tutti lo aspettano per poterlo definire superato... E anche questo anno lo abbiamo superato. Possiamo anche dire che nel tempo le cose sono cambiate, i ritmi e la ricerca del Maestro Tissier hanno dato spazio a una pratica più compatibile con la distribuzione delle energia ma in ogni caso il mito del terzo giorno permane.

Oggi il maestro Tissier ha parlato di piacere della pratica... Sono molto colpito da come alcuni i temi sono divenuti, per tutti, i temi d'attualità. E a proposito di piacere della pratica il Maestro Tissier ne definisce due tipologie, la prima determinata dalla sincerità di uke che fino in fondo è fedele al suo ruolo di attaccante sincero e la seconda che si basa sulla libertà di scelta di Tori ma che corrisponde al suo senso di eleganza e coerenza. Un'altra bella giornata.

1 agosto: ki ken tai
Tre elementi, devono divenire uno ma il problema non è solo quello di coordinare tre azioni ma piuttosto quello di gestire tre velocità. Il ki, lo spirito, è rapidissimo, l'intenzione praticamente immediata. Poi viene la spada, sempre rapida, ma inevitabilmente più lenta dello spirito, infine il corpo... Il più lento di tutti. Ora: la soluzione spesso praticata non è la più corretta, non riuscendo a alzare la velocità del corpo ci si riduce a spezzare l'azione della spada rallentandola e dividendo i suoi movimenti interni. Ancora una Volta trovo la relazione con il mio studio dello Iaido e del Jodo laddove il problema non è quello di correre alla ricerca di una velocità senza scopo ma piuttosto quello di creare l'aiki con l'avversario, concreto o immaginato che sia. Il Maestro Tissier sempre più mi pare occupato a dare un senso di completezza alla sua ricerca e lo fa con generosità mettendoci nella condizione di condividere il suo percorso.

In questa azione di condivisione mi pare di poter dire che il senso del rapporto con il Maestro si esplica... come ago e filo, due "strumenti" indispensabili tra loro per creare, nel loro rapportarsi, attraverso le loro qualità differenti.

Sono profondamente convinto di ciò, vi ritrovo qualcosa per me valido quando insegno ovvero il fatto che esternando pezzi di riflessione che sono sotto la superficie si riesce a trovare il frammento che manca e che per averlo comunque espresso diviene conquista.

2 agosto: Beatrice
Oggi beatrice ha calcato il tatami. 9 anni, la più piccola delle mie allieve ad essersi cimentata in uno stage internazionale. Lasciatemi un pò di orgoglio. Mi ha dato un grande piacere vederla impegnata nella pratica con un atteggiamento sicuro, per nulla turbata dal non comprendere la lingua francese e tranquilla nel farsi presentare al Maestro Tissier.

Anche cose apparentemente piccole manifestano in se aspetti importanti e a volte una persona riesce a manifestarle con semplicità… si tratta di raccoglierle.

3 agosto: giro di boa
Ultimo allenamento della settimana, un po' di persone ci lasciano e domenica altre ne arriveranno. Il tempo passa rapido sul tatami e il clima odierno è quello di una pausa che è, in qualche modo, già arrivata. Sembra brutto dirlo ma il fatto che ci sia, indubbiamente, un calo di tensione è assolutamente normale, naturale direi. E allora che passi, passi anche la meritata pausa e si ritrovino le energie per una seconda settimana di pratica e di emozioni.

5 agosto: si ricomincia!
Nuova settimana di pratica e gli italiani sul tappeto si moltiplicano, un numero che si aggira a i cinquanta e i sessanta. Tra questi i praticanti della Shisei sono quindici, devo riconoscere che sono molto soddisfatto. Mi da molto piacere che il mio lavoro durante l'anno stimoli persone a frequentare lo stage estivo del mio Maestro, che persone decidano che parte del prezioso tempo delle vacanze si indirizzi alla pratica dell'Aikido. Passione, piacere, nella, e della pratica, desiderio di approfondimento o a volte semplice desiderio di misurarsi con la propria fatica, i propri limiti. Buona pratica a tutti, allora .

6 agosto: il ken, l'aikido, la spada
Alcune cose, spesso di rilievo assoluto, non sono correttamente interpretate dai praticanti. La relazione ken-aiki e la relazione aiki-spada sono tra queste. E' bizzarro che l'estrema chiarezza in proposito del maestro che utilizza principi assolutamente congrui e coerenti tra loro vengono totalmente rovesciati nell'interpretazione di alcuni (molti).

Accade così che non si colga il senso reale dell'uso delle mani nei tagli, rovesciandolo, per arrivare a marcare una differenzazione che non solo non esiste ma che lo stesso Maestro, di fatto, confuta.

Bizzarro. In fondo parlare di cose che non si conoscono per confutarle deve essere in qualche modo rassicurante. Alimenta il giudizio precostituito e cosa ancora più bizzarra nega una certa relatività che, evidentemente, va bene per indagare l'universo ma è di troppo nell'aikido.

Nota, questa, amara ma...

7 agosto: costanza
Il ritmo degli allenamenti, la costanza rende le lezioni estremamente piacevoli... Un solo elemento rende la pratica una dura prova, il gran caldo e una certa umidità. Oggi posso ben dire di essere provato, indubbiamente allenato, tonico ma senza più energie ulteriori, la fine della lezione è anche il momento in cui cessando la tensione della pratica le forze si rivelano finite. Non è certo una novità e non modifica gran che ma vi è un aspetto mentale che comincia a farsi presente, la consapevolezza che mancano ancora pochi allenamenti e sentimenti diversi albergano. Da un lato la fine delle fatiche ma dall'altro il termine dell'esperienza con tutto ciò che comporta.

Non è ancora il tempo di un bilancio ma l'idea si fa strada... Intanto nel pomeriggio ci aspetta il tatami.

8 agosto: dettagli e piacere
Mentre lo stage macina le ore e si avvicina al momento della sua conclusione, possiamo apprezzare la qualità del Maestro Tissier nel suo condurre lo stage, riuscendo a miscelare gli ingredienti in modo coinvolgente . Accade, quindi, che vengano alternati momenti molto dettagliati e a diversi livelli di fruizione ad altri decisamente più ludici, ma in ogni caso con un ben percepibile disegno comune che attraversa le lezioni e a questo punto, si può ben dire, nell'intero stage. Il modello che il Maestro rappresenta è quello di una persona profondamente appassionata che subisce il fascino di stimoli continui e che in virtù di questi indaga con metodo e profondità. Questo è quanto mi colpisce, quanto ancora una volta mi rafforza nella consapevolezza di avere un Maestro e di esserne allievo.

9/10 agosto: Saluti
Ultimi due giornate di pratica, è il momento dei bilanci, dei saluti, la fine della stagione, arriva il riposo delle ferie, quelle del corpo oltre a quelle della mente.

Così è passato anche questo stage, il 21° stage d'estate per me. Uno stage, al solito, stimolante ed ulteriore occasione per condividere il sentiero della ricerca del Maestro Tissier. Un percorso di lenta trasformazione, un aiki che evolve insieme al maestro, al suo maturare.

Sono contento che il mio relativo bisogno tecnico sia ora subordinato all'agire consapevole del “seguire” il Maestro e non più l'insegnante, “partecipare” al processo di trasformazione di una pratica, di un insegnante in un Maestro. Credo che molti dei praticanti che da molti anni calcano questo tatami estivo condividano questo pensiero, almeno esso è presente più o meno consapevolmente. Parole, motti, che si ascoltano e leggono sui libri assumono nuovi significati, autentici, almeno “nel qui ed ora”… “quando l'allievo è pronto arriva il maestro”. Peccato per quanti non possono condividere e per quelli che preferiscono lasciarsi andare alla sindrome del cane sciolto...

Altro lo tengo dentro di me.

Al prossimo anno.

Nino




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17 luglio 2007
Piombino

Per il terzo anno si è svolto lo stage di Aikido, Iaido e Jodo a Piombino animato dal sottoscritto e partecipato in primo luogo dai praticanti di Piombino e Follonica e che negli anni (si può dire ormai così) ha visto partecipanti di diversi luoghi di Italia.

Come sempre un numero di ore di pratica elevato, che mette sempre a dura prova la resistenza dei praticanti, ma anche quest’anno, su tutto, la passione che permette di praticare ad un ottimo livello nelle diverse discipline.

In poche parole voglio ringraziare tutti coloro che hanno offerto la loro fatica per approfondire la pratica, per condividere un momento di piacere nello stare insieme e, più nello specifico, ringrazio Michele e Antonio che con la loro passione guidano un gruppo di persone dedite alle discipline in modo serio e attento ai valori dello stare insieme.

Al prossimo anno.

Nino




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12 luglio 2007
SHISEI Festa di fine corsi
Come da tradizione si è concluso ufficialmente l’anno dei corsi con un ultimo appuntamento di pratica e con una grigliata che ha coinvolto tutti coloro che hanno voluto e potuto partecipare a questo momento.

La pratica ha visto attivi sia i praticanti di Aikido che di Iaido, uno stage/lezione per disciplina che hanno rispettivamente coinvolto più di trenta persone nell’aikido e una quindicina nello iaido.

A seguire, per tutte e due le discipline, esami di grado Kyu e anche in questo caso alti i numeri dei praticanti coinvolti, a testimonianza di una stagione che ha visto numeri superiori agli anni passati.

E poi… 48 persone affaccendate a non avanzare nulla di quanto era stato preparato per colmare gli stomaci, per chiudere come si deve una stagione lunga e, direi, entusiasmante.

Nino




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27 giugno 2007
Ieri Sera: la Shisei
 Ormai sono un po’ di anni che la stagione dell’Aikido in shisei si conclude con la cerimonia di attribuzione dei gradi Dan.

37 persone, praticanti di questa disciplina, si sono ritrovate per condividere il momento in cui ufficialmente alcuni loro compagni raggiungono un obiettivo, il grado Dan.

Anche ieri sera ho voluto sottolineare l’importanza di questo momento, il significato del lavoro che ogni praticante compie su di sé per evolvere la propria pratica, per metterla in comune con i propri compagni e come ogni anno ripenso a questo momento con piacere nel vedere che, al dì là del fatto che ancora siano la maggioranza coloro che non partecipano a questo momento, via sia sempre maggior consapevolezza di una partecipazione a qualcosa di importante da parte di tutti.

Ancora auguri di buona pratica, ai neopromossi e a noi tutti

nino




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25 giugno 2007
Esami Aikido
 

Con la sessione di Genova svoltasi il 24 giugno si chiude il capitolo esami Dan per i praticanti della Shisei.

In questa sessione erano impegnate Laura e Alessia e in virtù di eccellenti prove hanno conseguito il 2° Dan.

Congratulazioni per la prova e un augurio di buona pratica per il futuro.

Ora ci attende la serata di Martedì 26 a La Loggia per la tradizionale “cerimonia” durante la quale verranno consegnate le cinture e i diplomi per i gradi Dan conseguiti.

Questa serata, come spesso dico, riveste un’importanza particolare e auspico che sia ampiamente partecipata.

Il grado Dan è in primo luogo un patrimonio della persona che lo acquisisce ma, in secondo luogo, anche della comunità in cui pratica in virtù dei rapporti tra Sempai e Kohai che uniscono tutti i praticanti.

La cerimonia, dunque, è una festa per riconoscere l’esperienza della pratica come la principale nella progressione Aiki.

Nino




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25 giugno 2007
Jodo: un tranquillo week end di … lavoro
 

L’appuntamento, ormai tradizionale, con René Van Amersfoort è trascorso da poche ore e 34 persone possono ben dire di aver dato fondo alle loro energie nella pratica.

Al solito le aspettative sono state soddisfatte, la generosità di questo Maestro ci ha fatto scendere nella “profondità” del Jodo e ci ha fornito di ulteriori elementi di riflessione che dovranno essere metabolizzati nei mesi a venire.

L’importanza dei Kihon nella loro espressione Tandoku e Sotai (da soli e in coppia) ha occupato gran parte del seminario, facendone risaltare il ruolo nello sviluppo della pratica del praticante.

Per chi pratica altre discipline possiamo dire che i kihon del jodo sono quello che Mae rappresenta nello Iaido e Ikkyo per l’aikido.

I kata eseguiti (dal prino al decimo) sono stati l’occasione per cominciare a distinguere il concetto di “livelli” applicati al Jodo. Anche in questo caso, per tutti oltre al lavoro sulla qualità e quantità è stato sviluppato il lavoro sulla profondità, sulla ricerca minuziosa di quanto costituisce il contenuto nei suoi equilibri delicati tra intensità, rilassamento muscolare, naturalezza…

Il Taikai finale, che voleva essere un primo momento di contatto con la dimensione della competizione nel jodo è stato particolarmente prezioso, Renè ci sbalorditi per quanto in quei minuti ci ha trasmesso sul senso della competizione nel budo con un’ampia panoramica all’interno di una “cultura” che ovviamente va ricondotta alla pratica al di là di distorsioni che possono essere presenti tra le persone quando se ne travisa il senso.

Per concludere un altro passo per lo sviluppo del jodo in Italia che ha visto partecipare praticanti delle società di Bari, Bologna, Roma, Piacenza, Milano oltre a quelle piemontesi.

Appuntanto con René a Torino il prossimo anno e prima, a novembre, a Roma per l’organizzazione dell’Aikizen no Kai. Un appuntamento, questo di Roma, che per la prima volta porta un insegnante di questo rilievo nella capitale e che può essere un elemento di sviluppo decisivo. Gambatte.

Per info. www.aikizennokai.com

Nino




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19 giugno 2007
Aikido e Naginata
 Il fine settimana appena trascorso è stato particolarmente intenso.
Due eventi hanno impegnato i nostri associati, gli esami Dan di AIkido e lo stage della Maestra Nakano per la Naginata.

In breve:  Zakaria, Elisa, Flavio e Davide sono neo Shoidan di Aikido, il molto lavoro si è concretizzato in un risultato concreto, viatico per nuovo impegno e nuovo lavoro... congratulazioni.

Lo stage della Maestra Nakano ci ha visti impegnati per ben 5 giorni, due serate a torino, una a novellara e poi lo stage, intensissimo, di due giorni a Bologna.

Abbiamo conosciuto, nella Maestra Nakano, una persona speciale, una carica umana e tecnica formidabile che ha riempito le giornate di chi ha potuto accompagnarla. Ritengo di essere stato molto fortunato nel conoscerla.

Accompagnavano la Maestra Nakano: la Maestra Hamot e il Maestro Hanoset, due graditi ritorni e ricordo la prezenza della validissima Signora Merieult.

Sono stati 30 i partecipanti dello stage di bologna e altri ancora hanno partecipato agli incontri infrasettimanali dimostrando la vitalità del settore.

In coda allo stage gli esami e ben 19 esami svolti con successo. complimenti a tutti e in particolare ai nostri associati; Lorenzo neo 6° kyu, Silvia e Jukka 4° kyu, Laura 3° Kyu e Gaia 2°kyu.

Un plauso speciale a Alessia e Umberto che con il loro lavoro possono ben dire di aver dato un ottimo impulso alla naginata italiana, crediamo che sia giusto dire che tutti i risultati degli esaminandi sono frutto di questo lavoro senza nulla togliere all'impegno personale profuso.

Un grazie a Angela Papaccio per l'impegno che porta avanti nel coordinarte il settore e a Stefano Verrina per il lavoro e l'ospitalità.

Nino



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"A cosa serve la vostra tecnica, i vostri muscoli e la vostra forza quando il più piccolo dei microbi può annientarvi?"

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"Il Maestro è l'ago, l'allievo il filo"

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"Non si tratta semplicemente di comprendere ma di comprendere semplicemente."

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