28 luglio: l'arrivo
Ed eccoci arrivati a Roquebrune, posso dirlo, siamo finalmente in vacanza... Si, è vero, da domani si parte con lo stage ma il clima che vivo è quello della situazione fuori dall'ordinario, rappresenta, per me, il riposo della mente è poco importa se il fisico lavora e si stanca.
Qui nel solito campeggio del “mulin des iscles” siamo già in sei della Shisei: oltre ad Alessia ed io ci sono
luca, Sara, Elisa e Massimo (bovomen) con la famiglia... E a proposito della famiglia di massimo mi chiedo se la giovane Beatrice avrà sufficiente curiosità per arrivare a cimentarsi nello stage... Nel caso sarebbe la mia allieva più giovane su un tatami in occasione di uno stage del mio Maestro. Inutile dire che la cosa sarebbe per me significativa.
Il campeggio pullula di aikidoisti, Christian e Monica da Torino, Marco e Carine da Roma... Poi gli amici francesi... e siamo solo all'inizio... Domani sul tappeto.
29 luglio: un mondo si incontra
Prima mattina di stage. Avvicinandoci al dojo si incontrano i primi volti noti e la riflessione sorge spontanea: vi è un piacere nel ritrovare, per l'ennesima volta, persone note. Sempre più si fa strada l'idea che in primo luogo molti sono qui per ritrovarsi, per il puro piacere della pratica e in virtù di una maturità generale che mi porta a osservare che non vi è ansia, da parte di nessuno, di dover dimostrare niente a nessuno.
Entrati nella sala si comincia a salutare un bel po' di gente, come sempre il colpo d'occhio è notevole siamo in molti e altri devono arrivare. Incontriamo altri italiani, da Genova, Sarzana e ancora qualche torinese... E poi i colleghi tedeschi oltre ai padroni di casa. Un clima caldo, e non solo per la temperatura.
Poi si comincia, la sensazione di avere la possibilità di 'fare'... Non tanto per le tecniche da eseguire ma piuttosto per l'occasione che ci si da di poter praticare... In fondo l'unica cosa che conta.
Pomeriggio
Calore... Erano due o tre anni che il gran caldo ci risparmiava, questo minaccia di essere nuovamente un anno di grandi sudate e fatiche esagerate... Ma questo è il gioco. Nel frattempo ecco arrivare altri italiani allo stage e nel nostro campeggio Francesco, Federica e Simone. Domani, anche per loro, la condivisione delle fatiche comuni... Siamo qui per questo e per stare insieme.
30 luglio: riflessioni comuni
Parlando tra noi ci si accorge che la sensazione di provare un piacere particolare nell'essere qui è ampiamente condiviso, pare addirittura condizionare il modo di praticare, certamente meno fisico ( il caldo ha la sua parte di responsabilità) e più attento, più espressione della ricerca all'interno del territorio che il Maestro Tissier ci costruisce.
Lui passa in giro ed è prodigo di attenzioni e di suggerimenti per ogni livello di pratica. Mi passa vicino e con quella sottile ironia che lo contraddistingue mi dice "sai tutto". Mi viene naturale rispondere che è per questo che ora vengo... Per trovare il maestro. E la mattina, poi il pomeriggio, continuano così.
31 luglio: terzo giorno
Questo è il giorno che si aspetta, il giorno in cui la fatica e la mancanza di allenamento reclamano il loro dazio, tutti lo aspettano per poterlo definire superato... E anche questo anno lo abbiamo superato. Possiamo anche dire che nel tempo le cose sono cambiate, i ritmi e la ricerca del Maestro Tissier hanno dato spazio a una pratica più compatibile con la distribuzione delle energia ma in ogni caso il mito del terzo giorno permane.
Oggi il maestro Tissier ha parlato di piacere della pratica... Sono molto colpito da come alcuni i temi sono divenuti, per tutti, i temi d'attualità. E a proposito di piacere della pratica il Maestro Tissier ne definisce due tipologie, la prima determinata dalla sincerità di uke che fino in fondo è fedele al suo ruolo di attaccante sincero e la seconda che si basa sulla libertà di scelta di Tori ma che corrisponde al suo senso di eleganza e coerenza. Un'altra bella giornata.
1 agosto: ki ken tai
Tre elementi, devono divenire uno ma il problema non è solo quello di coordinare tre azioni ma piuttosto quello di gestire tre velocità. Il ki, lo spirito, è rapidissimo, l'intenzione praticamente immediata. Poi viene la spada, sempre rapida, ma inevitabilmente più lenta dello spirito, infine il corpo... Il più lento di tutti. Ora: la soluzione spesso praticata non è la più corretta, non riuscendo a alzare la velocità del corpo ci si riduce a spezzare l'azione della spada rallentandola e dividendo i suoi movimenti interni. Ancora una Volta trovo la relazione con il mio studio dello Iaido e del Jodo laddove il problema non è quello di correre alla ricerca di una velocità senza scopo ma piuttosto quello di creare l'aiki con l'avversario, concreto o immaginato che sia. Il Maestro Tissier sempre più mi pare occupato a dare un senso di completezza alla sua ricerca e lo fa con generosità mettendoci nella condizione di condividere il suo percorso.
In questa azione di condivisione mi pare di poter dire che il senso del rapporto con il Maestro si esplica... come ago e filo, due "strumenti" indispensabili tra loro per creare, nel loro rapportarsi, attraverso le loro qualità differenti.
Sono profondamente convinto di ciò, vi ritrovo qualcosa per me valido quando insegno ovvero il fatto che esternando pezzi di riflessione che sono sotto la superficie si riesce a trovare il frammento che manca e che per averlo comunque espresso diviene conquista.
2 agosto: Beatrice
Oggi beatrice ha calcato il tatami. 9 anni, la più piccola delle mie allieve ad essersi cimentata in uno stage internazionale. Lasciatemi un pò di orgoglio. Mi ha dato un grande piacere vederla impegnata nella pratica con un atteggiamento sicuro, per nulla turbata dal non comprendere la lingua francese e tranquilla nel farsi presentare al Maestro Tissier.
Anche cose apparentemente piccole manifestano in se aspetti importanti e a volte una persona riesce a manifestarle con semplicità… si tratta di raccoglierle.
3 agosto: giro di boa
Ultimo allenamento della settimana, un po' di persone ci lasciano e domenica altre ne arriveranno. Il tempo passa rapido sul tatami e il clima odierno è quello di una pausa che è, in qualche modo, già arrivata. Sembra brutto dirlo ma il fatto che ci sia, indubbiamente, un calo di tensione è assolutamente normale, naturale direi. E allora che passi, passi anche la meritata pausa e si ritrovino le energie per una seconda settimana di pratica e di emozioni.
5 agosto: si ricomincia!
Nuova settimana di pratica e gli italiani sul tappeto si moltiplicano, un numero che si aggira a i cinquanta e i sessanta. Tra questi i praticanti della Shisei sono quindici, devo riconoscere che sono molto soddisfatto. Mi da molto piacere che il mio lavoro durante l'anno stimoli persone a frequentare lo stage estivo del mio Maestro, che persone decidano che parte del prezioso tempo delle vacanze si indirizzi alla pratica dell'Aikido. Passione, piacere, nella, e della pratica, desiderio di approfondimento o a volte semplice desiderio di misurarsi con la propria fatica, i propri limiti. Buona pratica a tutti, allora .
6 agosto: il ken, l'aikido, la spada
Alcune cose, spesso di rilievo assoluto, non sono correttamente interpretate dai praticanti. La relazione ken-aiki e la relazione aiki-spada sono tra queste. E' bizzarro che l'estrema chiarezza in proposito del maestro che utilizza principi assolutamente congrui e coerenti tra loro vengono totalmente rovesciati nell'interpretazione di alcuni (molti).
Accade così che non si colga il senso reale dell'uso delle mani nei tagli, rovesciandolo, per arrivare a marcare una differenzazione che non solo non esiste ma che lo stesso Maestro, di fatto, confuta.
Bizzarro. In fondo parlare di cose che non si conoscono per confutarle deve essere in qualche modo rassicurante. Alimenta il giudizio precostituito e cosa ancora più bizzarra nega una certa relatività che, evidentemente, va bene per indagare l'universo ma è di troppo nell'aikido.
Nota, questa, amara ma...
7 agosto: costanza
Il ritmo degli allenamenti, la costanza rende le lezioni estremamente piacevoli... Un solo elemento rende la pratica una dura prova, il gran caldo e una certa umidità. Oggi posso ben dire di essere provato, indubbiamente allenato, tonico ma senza più energie ulteriori, la fine della lezione è anche il momento in cui cessando la tensione della pratica le forze si rivelano finite. Non è certo una novità e non modifica gran che ma vi è un aspetto mentale che comincia a farsi presente, la consapevolezza che mancano ancora pochi allenamenti e sentimenti diversi albergano. Da un lato la fine delle fatiche ma dall'altro il termine dell'esperienza con tutto ciò che comporta.
Non è ancora il tempo di un bilancio ma l'idea si fa strada... Intanto nel pomeriggio ci aspetta il tatami.
8 agosto: dettagli e piacere
Mentre lo stage macina le ore e si avvicina al momento della sua conclusione, possiamo apprezzare la qualità del Maestro Tissier nel suo condurre lo stage, riuscendo a miscelare gli ingredienti in modo coinvolgente . Accade, quindi, che vengano alternati momenti molto dettagliati e a diversi livelli di fruizione ad altri decisamente più ludici, ma in ogni caso con un ben percepibile disegno comune che attraversa le lezioni e a questo punto, si può ben dire, nell'intero stage. Il modello che il Maestro rappresenta è quello di una persona profondamente appassionata che subisce il fascino di stimoli continui e che in virtù di questi indaga con metodo e profondità. Questo è quanto mi colpisce, quanto ancora una volta mi rafforza nella consapevolezza di avere un Maestro e di esserne allievo.
9/10 agosto: Saluti
Ultimi due giornate di pratica, è il momento dei bilanci, dei saluti, la fine della stagione, arriva il riposo delle ferie, quelle del corpo oltre a quelle della mente.
Così è passato anche questo stage, il 21° stage d'estate per me. Uno stage, al solito, stimolante ed ulteriore occasione per condividere il sentiero della ricerca del Maestro Tissier. Un percorso di lenta trasformazione, un aiki che evolve insieme al maestro, al suo maturare.
Sono contento che il mio relativo bisogno tecnico sia ora subordinato all'agire consapevole del “seguire” il Maestro e non più l'insegnante, “partecipare” al processo di trasformazione di una pratica, di un insegnante in un Maestro. Credo che molti dei praticanti che da molti anni calcano questo tatami estivo condividano questo pensiero, almeno esso è presente più o meno consapevolmente. Parole, motti, che si ascoltano e leggono sui libri assumono nuovi significati, autentici, almeno “nel qui ed ora”… “quando l'allievo è pronto arriva il maestro”. Peccato per quanti non possono condividere e per quelli che preferiscono lasciarsi andare alla sindrome del cane sciolto...
Altro lo tengo dentro di me.
Al prossimo anno.
Nino